[Questo articolo-discussione è stato originariamente pubblicato il 2 marzo 2009 nella vecchia edizione del presente blog, non più in linea. Nel corpo del testo sono ora riportati i commenti che sono seguiti. Buona lettura.]

dawnd cineb Cinebloggers (e non)Data l’avventata decisione del buon Gabriele Niola (gparker) di invitarmi nella Cinebloggers Connection, è nata una discussione sul suo blog. La riposto qui di seguito, riportando solo i commenti rilevanti, nella convinzione che possa essere interessante anche per altri, che magari se la sono persa. Segnalo solo che, al momento di postare (ovvero quattro giorni dopo il post incriminato), degli altri due nomi proposti nell’invito, solo Valentina Ariete è stata accettata nella Connection da altri due giudici.

Alberto Di Felice: Ma come, così, senza neanche avvertire–
Carissimo Gabriele, mi fa molto piacere che tu abbia pensato a me, e te ne ringrazio. Soprattutto, mi fa piacere che le nostre “litigate” ti soddisfino, per quanto possibile: d’altronde i blog, nel migliore dei mondi, dovrebbero servire proprio a “litigare”, sennò sai che noia.
Io però gradisco che le cose rimangano così come sono, e non ho particolare interesse a entrare nella Connection. Quindi declino rispettosamente la mia candidatura.
Un saluto.

gparker: rispetto la tua scelta chiaramente ma a questo punto non posso non chiederti come mai rifiuti una cosa che non implica alcun impegno?

frankie666: Bravo Di Felice, non sentendo il bisogno di aggregarti puoi restare veramente indipendente.
per me Cineblogger modello. […]

gparker: Ecco qui hai sparato proprio LA cazzata per antonomasia. Sia in generale con la storia dell’indipendenza che esiste solo fuori da qualsiasi forma d’aggregazione, sia nel particolare parlando dei cineblogger come se facendone parte uno non è più indipendente e cambia il proprio modo di scrivere o quello che dice.

Alberto Di Felice: Gabriele: Provo a risponderti.
Io credo che per entrare in un qualcosa, anche se questo qualcosa non implica particolare impegno (e anche solo doversi postar da soli i propri voti, comunque, è un qualche impegno), si debba sapere molto chiaramente il perché lo si fa: a me non piace aggregarmi a qualcosa se non vedo un che di razionale nel farlo. E francamente non ho mai capito a cosa serva la Connection: ci vedo semplicemente un aggregatore di voti senza nessun vero progetto (anche “ideologico”, volendo, o meglio semplicemente “critico”) dietro. Mi ritroverei messo nello stesso gruppo di tanti blogger diversissimi da me per convinzioni e approccio alla “materia” — alcuni dei quali, in tutta onestà, neanche mi piacciono. Questo per me non ha davvero alcun senso. Sarà che ho un forte sentimento di individualità, e ho sincera passione per quello che faccio (per quanto modesto e criticabile sia), ma se entro in un qualcosa devo rispecchiarmici. Così non è, fosse solo perché non c’è neanche qualcosa da opporre.

gparker: si non c’è assolutamente un progetto e non ci vuole essere. Non c’è un modo comune di vedere il cinema o la volontà di fare qualcosa insieme. Niente di tutto ciò. Molti nemmeno si conoscono e non si leggono.
E’ un aggregatore, una cosa che consente comunque a tutti i cineblogger (che nonostante non abbiano comunanza di idee sono lo stesso una categoria) di conoscersi e leggersi. Si tratta di qualcosa di unico nella blogosfera, nessun’altra categoria tematica è così legata al confronto. Automaticamente avere un colpo d’occhio sul gradimento di un film e il link a pareri contrastanti o coerenti con il proprio stimola discussioni ecc. ecc. Poi ovvio che anche a me molti non piacciono e semplicemente non li leggo.
Secondo me in questo senso è una cosa preziosa, come può esserlo Google. Non per fare comunità ma per alimentare un discorso e condividere contenuti.

Alberto Di Felice: Gabriele: Il problema è che quello che tu dici, io non lo riscontro. Per come capisco la Connection io, non c’è confronto stimolato realmente dall’appartenenza alla Connection — ci sono semplicemente persone che postano nei rispettivi blog: non ci sono apprezzabili dinamiche interne che stimolino una discussione critica legata al fatto in sé di appartenere alla Connection. Se voglio leggere qualcuno, lo leggo anche se non è nella Connection; allo stesso modo, chi mi conosce (e mi si può conoscere per più vie) e vuol leggermi, può farlo.

gparker: no sicuramente nella connection non si discute, ma proprio è vietato, nè tantomeno si discute su una base di appartenenza. Come dici tu lo si fa andando a leggere nei blog, cosa che si può anche senza connection.
La differenza che fa l’appartenenza come ti dicevo è la stessa che fa l’appartenenza a Google: essere facilmente trovabile.
Cioè magari non leggi tutti e non solo perchè non concordi, perchè semplicemente tutti tutti non li puoi leggere o non ti va, ma su determinati temi vuoi vedere chi concorda e perchè o chi discorda e perchè e soprattutto viceversa, inserisci anche le tue idee in un circolo e le metti a disposizione. E’ un modo di avere un costante riferimento.

Alberto Di Felice: Ecco, tra le altre cose è l’idea di “circolo” che non mi piace. Probabilmente non hai usato il termine nel senso che intendo io, ma considererò la cosa come un lapsus. La Connection non è come Google: io sono comparso su Google perché Google si è spontaneamente accorto di me e mi ha indicizzato, per il solo fatto che esisto e produco “contenuti”. Io non ho nessun rapporto con Google, né con gli altri aggregatori che segnalano i miei contenuti. Nella Connection no: nella Connection qualcuno mi deve invitare.

gparker: si certo ma la funzione è la medesima.
Non è un circolo tipo “Circolo canottieri” ma più tipo “siamo tutti blogger di cinema e quello che facciamo prevede confronto e massimizziamo le possibilità di internet”.

Alberto Di Felice: Gabriele: Ma io blogger di cinema lo sono lo stesso, per virtù di fatto. Invece l’aspirazione della Connection, secondo me, è proprio quella di essere un “circolo canottieri”, anche solo per il modo in cui ci si entra. Per ora vedo solo la parte più futile del circolo, e non quella interessante. È per questo che, dovendo essere invitato, preferisco non entrarci.

[…]

gparker: ma insomma… le regole per entrare sono proprio facili da soddisfare e la selezione c’è solo per stare sicuri di avere solo blog di cinema che siano aggiornati e coerenti e non riempirci di “rumore” inutile per il fine della connection.
Rispetto la scelta ma non condivido, secondo me fai perdere un’occasione agli altri, perchè tu comunque eventualmente potrai andare a controllare e leggere quando ti pare ma loro non hanno il confronto diretto con te.

Alberto Di Felice: Gabriele: (Premettendo il fatto che io non sono in grado di far perdere nessuna occasione a chicchessia.) Ti ribadisco che per me il confronto, all’interno della Connection, non esiste. Se qualcuno per qualche sciagurata ragione vuole arrivare al mio blog, ci arriva; e anche se non vuole, ha probabilità di incapparci, povero sciagurato. Non credo di essere sconosciuto alla maggior parte di coloro che già rientrano nella Connection. Se hanno interesse a leggermi, mi leggono; se non hanno interesse, non mi leggono. Questo succede già.
Io poi, ti confesso, il blog della Connection non lo consulto mai: tutti i blog che ho scoperto e che continuo a leggere li ho scoperti per altre vie. Capisco che c’è una razionale dietro a questo metodo di “selezione”, ma resta il fatto che questo metodo — e le dinamiche che può generare — mi desta qualche perplessità.

gparker: tu continui a dire “leggo/non leggo” ma il punto è che non tutti (e io in primis) leggono sempre tutti i blog che ritengono interessanti. E poi a prescindere da quelli interessanti e quelli non interessanti ci sono le vie di mezzo.
Dalla connection hai modo di vedere e leggere dei pareri sulla base di cosa pensano di un film. Blog che non segui costantemente ma che magari una volta hai piacere di vedere perchè sostengono un punto.
Io parlavo in senso ideale quando dicevo “tu puoi fruirne ma levi a loro la possibilità”, avevo capito che non lo fai poi nella pratica.

Alberto Di Felice: Gabriele: Certo, nella pratica, se io non sono nella Connection, chi apre il blog della Connection, e non trova il link alla mia recensione nel post di un film, al mio blog non ci arriva. E, mi verrebbe da dire, fortunato/a lui/lei. Però, appunto, resta il fatto che uno nella Connection deve entrarci, fa una scelta di entrarci. E soprattutto qualcuno deve acconsentire acché ci entri. Non ci rientra solo in virtù di ciò che scrive in maniera “aggiornat[a] e coerent[e]“.
Chiedo ancora, anche se già mi hai risposto: quel è lo scopo della Connection? Allo stato attuale, quello di segnalare voti e recensioni dei “giudici”, a favore dei lettori. Ma, ribadisco, questo non riesco a considerarlo, dato il funzionamento della Connection, come un semplice “servizio” come quello che può fare, da ultimo arrivato, Liquida. Il meccanismo della Connection prevede, per le ragioni che vuoi, che si debba essere “invitati” a far parte della “giuria”. Posto che uno abbia un blog di cinema, uno può essere invitato per le ragioni più disparate, e nelle quali non voglio addentrarmi.
Se il meccanismo è questo, e lo è, allora io voglio avere un motivo per essere “invitato” in una “giuria”. Capisco che, per come la metti tu e per come forse è, questi termini sono usati in maniera molto bonaria e non c’è nessuna reale giuria — ma tant’è.
Tanto più che stiamo parlando in via del tutto ipotetica, posto anche il fatto che al momento nessun “giudice” ha appoggiato le tue proposte.

gparker: dunque non saresti così contrario se non ci fosse un meccanismo di selezione?

Alberto Di Felice: No.

Fabio: La connection secondo me è utile ai lettori.
Io non conoscevo affatto il blog di Alberto. Nel momento in cui ne parla gparker (oppure entra nella connection) me lo vado a guardare, mi metto a curiosare tra le recensioni e magari allargo un po’ i miei orizzonti filmici.
Certo, poi se la realtà dei fatti è che il blog della connection lo guardano solo i cinebloggers allora la cosa viene un po’ a cadere.
Comunque, scusatemi se mi metto in mezzo, sono d’accordo con gparker. Lo dico perché, nonostante sia la prima volta che lo leggo, mi sembra di comprendere da vicino il modo di pensare di Alberto. E so che non volere entrare in gruppi il cui ingresso in teoria si potrebbe avere anche precluso è una dinamica poco razionale che davvero non vale la pena assecondare.

gparker: se non ci fosse selezione (che non è di merito sia chiaro ma solo di “categoria” cioè serve ad appurare che il blog sia attivo e di cinema, questo è scritto chiaramente) si rischierebbe l’inutilità sovrastati dal rumore di siti anche non strettamente filmici.

Fabio: Sì, certo, è una misura di buon senso; non è una vera selezione.
Però ha ragione Alberto quando dice che se funziona ad invito in realtà la selezione su base qualitativa c’è.

gparker: si in linea teorica si, perchè anche se non è un criterio, qualora ci fosse qualcuno le cui opinioni non mi piacciono mi basta non dire nulla e di fatto mi sono pronunciato contro. Però secondo me l’importante è che il principio è inclusivo e non esclusivo, poi se la gente (eventualmente) è bastarda non è colpa del meccanismo o del gruppo.

Alberto Di Felice: Fabio: In parte è così. Ma non penso dipenda da me. E non so se sia irrazionale: mi sembra più irrazionale entrare a far parte in qualcosa in cui né si crede molto né si è poi voluti. In un “gruppo” dove si è “agenti”, mi sembrano presupposti essenziali.
Gabriele: Infatti capisco e sono d’accordo, ovviamente. Non contesto la selezione, se non è chiaro, ma questo modo di selezione.

gparker: quale sarebbe un modo più virtuoso?

Alberto Di Felice: Gabriele: Ad esempio, come saprai Yahoo! ha una lista dei blog italiani di cinema. È una lista nella quale si rientra per il puro dato oggettivo di essere “possessori di un blog esclusivamente cinematografico, oppure nel quale il cinema è un argomento costante e importante di discussione”. Non si viene aggiunti subito alla lista, ma dopo un po’ di tempo che il blog è attivo. Non è una lista perfetta — ad esempio, vi rientrano molti blog il cui proprietario non posta dalle Guerre Puniche, non viene aggiornata con tempestività, rimangono doppioni — ma è un metodo oggettivo di inclusione. Nessuno dev’essere invitato o accettato.

gparker: si ma mettiamola così: la connection non è fatta per gli utenti, non è fatta per attirare visite ma per favorire le discussioni. E penso che a fini diversi corrispondano strumenti (e sistemi di selezione) diversi. In questo caso non automatici.
Se si votasse una cosa del genere per la connection io mi pronuncerei contro, non voglio una cosa automatica, un minimo (ma davvero un minimo) di selezione la voglio, perchè se aumentiamo il rumore poi si perde l’utilità.
Io addirittura sarei per aggiungere la regola che chi non posta per 6 mesi viene cancellato (poi se vuole ritorna è ovvio, non esiste il “bando”, ma intanto lo si cancella per evitare di incasinare).

Alberto Di Felice: Gabriele: Il fatto è che non stai rispondendo alle mie perplessità, ma le stai alimentando. In pratica stai contraddicendo il fatto che la Connection debba essere un servizio per gli utenti, cosa che per me potrebbe essere in quanto aggregatore; poi dici che in realtà lo scopo sarebbe favorire la discussione, cosa che non avviene per tua stessa ammissione. Stai confermando il fatto che è un “club”, dove — semplificando rozzamente — c’è gente che si conosce e si invita a vicenda in base ai criteri più disparati.

gparker: No io voglio dire che a differenza di Yahoo! l’obiettivo non è attirare utenti (e quindi non c’è una strategia in questo senso) ma alimentare una conversazione. E’ una aggregatore ragionato.
Dove dico che non avviene? Secondo me avviene e come! Credo che la connection funzioni, lo vedo dalle persone che arrivano qui con quei link e da come io la utilizzo.
Se fosse un “club, dove — semplificando rozzamente — c’è gente che si conosce e si invita a vicenda in base ai criteri più disparati” allora semplicemente non funzionerebbe, perchè mancherebbe l’interesse verso la gente attirata con i criteri più disparati.

Alberto Di Felice: Gabriele: Quando tu scrivi una cosa come questa:

no sicuramente nella connection non si discute, ma proprio è vietato, nè tantomeno si discute su una base di appartenenza. Come dici tu lo si fa andando a leggere nei blog, cosa che si può anche senza connection.

stai dicendo due cose, e anche molto chiaramente: 1. La Connection non serve a discutere, ma i blog sì; 2. Nei blog si discute anche senza la Connection. Da questo, per pura logica, io ricavo che la Connection non è nulla di essenziale.
Nel tuo ultimo commento, poi, parli della gente che arriva sul tuo blog tramite i link della Connection: il che è esattamente lo scopo di un aggregatore, ovvero fornire un servizio agli utenti (detta altrimenti: attirare utenti ai contenuti segnalati nell’aggregatore). Solo che l’aggregatore si autodefinisce tramite le decisioni prese dai giurati, che decidono — esplicitamente o implicitamente — chi può farne parte.

gparker: si infatti già ho detto che è un aggregatore ragionato. Non si discute là ma sui blog e la sua utilità è che ti segnala post che ti possono essere utili.
Nessun aggregatore mi dà la possibilità di selezionare cosa andare a vedere in base al giudizio su un film.
Io alcuni blog come ho detto non li seguo ma magari se sono gli unici a dare un giudizio negativo su un film lo voglio leggere e se non ci fosse la connection non lo farei.
O se scopro che stranamente sono daccordo nella valutazione con qualcuno con cui solitamente non sono voglio leggere come mai.
Un aggregatore che aggrega in automatico (cosa che comunque anche consulto) ha utilità diverse. La connection è indirizzata invece a questo tipo di servizio e per farlo serve quel minimo di selezione.

Alberto Di Felice: Gabriele: Ma non siamo in disaccordo… Nota che io non sto proponendo un aggregatore automatico. (E neppure, in realtà, sto proponendo alcunché: sto semplicemente continuando una discussione con te nata da una tua domanda.) La lista di Yahoo! andrebbe migliorata eliminando le sue imperfezioni, ma sarebbe una base realmente oggettiva da cui partire. Sulla lista di Yahoo!, che è tutto fuorché un caos totale, si può ragionare. La selezione “ragionata” della Connection, invece, non è “ragionata” affatto, ma a “invito”: il che vuol dire che a oggi, per i motivi e le dinamiche più disparati, ci sono blog di cinema, anche ottimi, di gente che non è stata invitata e che dunque non rientrano nella Connection. Poi certo, può essere utile avere alcune recensioni raggruppate con relativi link, e mi fa molto piacere che a qualcuno sia effettivamente utile. Io, semplicemente, non condivido il metodo sottostante, che lo si voglia o no determina la natura e lo svolgimento del “progetto”.
Ma, ancora, ribadisco che stiamo parlando in maniera totalmente ipotetica, data la totale assenza di altri interlocutori se non i tuoi due gentili lettori. Il che, forse, è segno di qualcosa.

gparker: certamente il metodo determina la natura e io non credo che il sistema sia perfetto, come dici tu molti ci sono che non sono stati mai segnalati e meriterebbero. questo però diciamo che sta anche all’iniziativa dei singoli e io per dire non l’avevo mai fatto, dunque il sistema non è perfetto ma la possibilità di perfezionarlo è alla portata di tutti.

***

# Souffle: Caro Alberto, provo io a tentare di dare qualche spiegazione ai dubbi emersi durante questo dialogo. E lo farò in modo diretto e sincero, perchè penso sia l’unico modo logico di farlo.

1. Come mai la segnalazione del tuo blog per la Connection fatta da gparker non ha avuto riscontro?

Un motivo è dato dal fatto che alcuni cineblogger presenti nella Connection non leggono gparker e questo può avere determinato il fatto che nessuno appoggiasse la tua candidatura (è, ad esempio, il mio caso; non leggo gparker e non sapevo nulla della tua segnalazione).
Un altro motivo è che effettivamente le tue posizioni sui film sono distanti da quelle di molti cineblogger, che vi sia da parte tua un “non volerti tirare dentro” al sistema dei blog di cinema, che può avere allontanato alcuni dall’appoggiare la tua candidatura.

Io stesso, se anni fa non fossi stato segnalato da Unodipassaggio (che ha un blog molto seguito dai cineblogger) non sarei mai entrato nella Connection, semplicemente perchè molte persone pur leggendomi non avevano mai sentito il bisogno di segnalarmi.

2. Cosa comporta il criterio di ingresso?

Il criterio di ingresso, la segnalazione di almeno due cineblogger, credo che abbia l’intento di fare entrare nella connection chi scrive di cinema ma è anche letto da chi scrive di cinema (almeno da due persone che lo fanno).
D’altro canto la segnalazione avviene tra blogger che “si stanno simpatici”. Questo comporta il rischio di una certa “omologazione di giudizio”.
Il sistema però, ha i suoi anticorpi, come il citato gparker, bonekamp, BenSg, per citare alcuni blogger “non allineati”. Anche io a volte sono stato in minoranza nella valutazione di un film. Questo ha inevitabilmente fatto precipitare le visite al post su quel film.

La stessa omologazione dei criteri di giudizio dei film ha portato jerrygarcia85 a uscire dalla Connection, culmine fu forse il fatto che Cemento armato, film di genere italiano, fosse stato totalmente ignorato.
Lo stesso jerrygarcia85 però non mancava di fare incursioni in famosi blog altrui per segnalare ancora la sua esistenza come cineblogger che in fondo voleva essere letto.

3. La selezione all’ingresso determina la politica della Connection?

Sì. E non solo una politica “filmica” ma una politica che coinvolge età, sesso, orientamento sessuale, etnia.

Violetta Bellocchio disse una volta provocatoriamente che il cineblogger medio è giovane, maschio, bianco, eterosessuale.
Così è la generalità.
Questo comporta che quella polifonia di voci, quelle differenze date dall’età (e dalla maggiore esperienza), dal sesso (quante sono le donne che scrivono di cinema con uno sguardo femminile?), dall’orientamento sessuale, e potrei aggiungere anche dall’etnia, vengono a mancare.

Aggiungi poi la prevalenza della passione per il cinema orientale e l’odio per tutto il cinema “di parola”, ed ecco che il cinema francese (e tutto Mamet) viene eliminato.
Un capolavoro come Cuori di Resnais o il bel I testimoni di Techinè, furono totalmente ignorati dalla Connection.
Lo stesso accadde con Wild Side e Presque Rien di Lifshitz, uno dei registi francesi più interessanti.

Gparker ha chiarito una funzione della Connection: permettere, tramite i giudizi sui film di identificare quei blog che hanno parlato bene/male di un film che a te interessa e che ti spinge a consultarli.
Però se dopo la consultazione ti accorgi di leggere solo una recensione che ti fa infuriare, quel blog non lo leggerai più.
Mi spiego: se un blog definisce pessimo Shortbus, magari sono curioso di sapere perchè. Se poi però mi ritrovo davanti ad Avvenire, beh quel blog non ha più nulla da dirmi.
Se un film come The History Boys (scritto da Alan Bennet, mica un ciula qualunque) non mi viene recensito anche stroncandolo per carità, ma mi viene raccontato solo come opera che si spera scompaia presto dalle sale italiane e che mai avrebbe dovuto raggiungere il suolo italico, sento puzza di Centro Cattolico Cinematografico e scompaio da quel sito. Abbiamo già dato ai tempi di Pasolini.
Si evita l’analisi del film per concentrarsi sul fatto che un professore 60enne palpeggia i suoi alunni 18enni e gridare allo schifo. Cosa dà quella recensione a me? Nulla.

4. A cosa serve la Connection?

Non so se la Connection permette a chi non scrive di cinema di informarsi sui film che vuole andare a vedere (lo fa vedendo il numero di pareri positivi — ma qui torniamo al punto della omologazione che si diceva prima) o di andare a leggersi dei blog di cinema.
Credo che la Connection serva più che altro a vedere rapidamente cosa ne pensano i tuoi “colleghi” cineblogger di un film per avere conferme o smentite sulla opinione che ci siamo fatti di loro.

Quanto alla discussione, mi spiace dire che essa è morta da tempo, specie sul web, per molti motivi.

un saluto

# Alberto Di Felice: Souffle: Grazie del tuo intervento. Che, del resto, mi rincuora in ciò che già penso e che ho scritto nel dialogo con Gabriele. Non che pensiamo necessariamente le stesse cose allo stesso modo (tu porti avanti tue giustissime “battaglie”, che io comprendo e condivido ma per le quali inevitabilmente non ho il tuo stesso fervore), ma ci siamo capiti.

Segnalo solo, con piacere, che nel frattempo il buon Luciano di cinemasema è arrivato ad approvare Tomobiki, come giusto.

# UnoDiPassaggio: Giusto per precisare. Anch’io non leggo Gparker (o lo leggo molto incidentalmente) dunque della tua candidatura ho saputo solo qui. Non l’ho appoggiata proprio perché ho letto del tuo scarso interesse ad entrare nella Connection (ti dirò che l’immaginavo, avevo già pensato io a candidarti ma ero sicuro della tua reazione per cui mi sono astenuto, per paura di restarci male ^^).
Io sono tra quelli che non hanno affatto ignorato (anzi!) né Cuori di Resnais né I testimoni di Téchiné. Sarà perché non rispondo alla definizione violettabellocchiana del cineblogger medio in due punti importanti.
La discussione mi piace, a volte nel mio blog è anche capitato che ne nascesse qualcuna interessante. Mi piace meno quando la suddetta discussione si fa pesante, con commenti chilometrici (Souffle, lo sai che ti voglio bene, eh! Non ce l’ho con te! ^^) e articolata sul principio “adesso ti dimostro che io ho ragione io e tu no”, eludendo del tutto la categoria (se di categoria si può parlare) a me cara del dubbio. E’ vero che sui film si discute sempre meno, non so se per sola pigrizia o per sempre meno tempo disponibile a disposizione (come nel mio caso) o per sopraggiunti nuovi interessi on-line (vedi Facebook, analisi sociologica molto molto all’acqua di rose). So che io del mio blog (e di leggere altri blog, pochi ma buoni) ho ancora bisogno. E comunque uno dei principali motivi per entrare nella Connection, caro Alberto, è “spallettare” (anche se trattasi di “quadratini”). Ti va di spallettare, Albertuccio? Mi sa di no. E allora fregatene. ;)

# Alberto Di Felice: UnoDiPassaggio: Pensa, carissimo, che io “spalletto” già da solo, e riesco a starmi già così sulle palle a sufficienza. Meglio limitare i danni, ordunque.

# Cinepillole: sono rimasto piacevolmente colpito dalla tua lucida volontà di non cedere alle sirene dell’omologazione.
Anche io ho sempre trovato fastidiosissima questa tendenza a chiudersi in “cricche” autoreferenziali, in cui si lodano sempre gli stessi e in cui le voci si appiattiscono su un certo “pensare” comune.
Non pensi che ciò sia dovuto anche a una tendenza a prendersi un po’ troppo sul serio?

# Alberto Di Felice: Cinepillole: Non saprei. Io, ad esempio, mi prendo decisamente molto sul serio, e più spesso che no scrivo sonore cavolate appunto per questo. Prendersi sul serio (nel suo significato corretto di “esser seri”), però, è una buona cosa, perché solo se prendi sul serio quello che scrivi (e scrivi cose che hanno senso, anche se sbagliato) servi a qualcosa e puoi dialogare con gli altri. Credo che le tendenze in questione siano meglio descritte da altri termini.

# Cinepillole: Mi spiego meglio.
Individualmente ognuno, com’è giusto, sceglie il proprio approccio e il tono di ciò che produce.
Ciò che invece risulta personalmente fastidioso è la seriosità da circolino, l’illusoria consapevolezza di far parte di un’elite portatrice di chissà quale verità.
Quindi, ancora una volta, grazie di essere una voce fuori dal coro Alberto.

# Alberto Di Felice: Cinepillole: Avevo capito :) È solo che, come dicevo, per descrivere questo particolare fenomeno credo siano ancor più adatti altri termini o espressioni. (Non c’è niente di cui ringraziarmi, anche se ti ringrazio di avermi ringraziato!)

# Souffle: aggiungo solo una postilla dopo gli ultimi interventi. Se l’allusione alla sirena dell’omologazione si riferisce alla uniformità dei giudizi della Connection sui film, essa è smentita da diversi partecipanti non allineati al giudizio comune.
Se invece si riferisce ai film oggetto di giudizio della Connection, allora c’è un fondo di verità.
Ma se poi — con riferimento ai film in sala — io guardo ai film recensiti dai blogger non facenti parte della connection, vedo sia un giudizio non tanto distante da quello della stessa Connection, sia un tipo di film assai simile (cioè tutti parlano degli stessi film usciti in sala e abbiamo mille recensioni di Miyazaki, mille di Gray, mille di Eastwood).
Le dichiarazioni di anticonformismo e non omologazione sono simpatiche ma andrebbero supportate dal tipo di cinema (in sala) che si recensisce.

# Alberto Di Felice: Souffle: Non dimenticherei che il tipo di cinema in sala che si recensisce dipende anche dal tipo di cinema in sala (ma anche non in sala) che è disponibile. Io, ad esempio, al momento non saprei come vedere “Fortapàsc”. Per “omologazione”, comunque, non credo Cinepillole si riferisse semplicemente alle palline della Connection o ai film ivi linkati (e anche qui credo ci sarebbero discorsi da fare; anche se, confesso, delle palline della Connection e della loro storia, non solo quella delle ultime settimane, non so praticamente nulla): credo si riferisse più ad altre dinamiche da “volemose bene”, un certo tipo di atteggiamenti — ma non essendo Cinepillole io questo non posso saperlo. Per fortuna io non mi sono mai vantato di essere un anticonformista, se non per omissione.

# Souffle: è verissimo quello che dici sulla “disponibilità” dei film.
E infatti mi riferivo in particolare a cineblogger di Milano, Roma, Bologna, Torino, dove la distribuzione è abbastanza capillare.
le dinamiche da “volemose bene” in realtà funzionano solo tra alcuni membri che, suonerà strano, si vogliono bene veramente.
Con gli altri c’è unicamente scambio di idee.
Ma qui si ritorna alla uniformità di giudizio legata al fatto che tutti i cineblogger o quasi hanno avuto uno stesso percorso cultural-filmico (cioé: molto cinema orientale, molto cinema di genere, horror in particolare, disinteresse per quasi tutto il cinema francese, salvo quello di genere, disinteresse per il cinema di parola, disinteresse per il cinema sulle dinamiche familiari, ecc.).
E anche sui libri da leggere o letti o sulle serie tv viste, si riscontra una uniformità di visioni.
Inevitabilmente, chi parla d’altro non riceve consensi (visite sul blog) per un giustificato disinteresse.
La strada è: non perdere la propria indipendenza di giudizio ma parlare di cose che interessano tutti o la maggioranza.
Unica strada fino a che nella connection non entreranno blogger che parlano anche di altro cinema.
Ma questa la vedo molto difficile.

# Alberto Di Felice: Souffle: Io non posso molto addentrarmi nelle dinamiche da “volemose bene”. Primo perché dovrei prendere degli esempi specifici e relativamente rappresentativi di un campione, cosa che richiederebbe tempo che al momento non ho; secondo perché dovrei inevitabilmente fare nomi, e non credo la cosa farebbe molto piacere. Hai ragione nel dire che la cosa funziona (io direi, specialmente) fra alcuni membri: ed è del tutto normale che ci siano delle sorte di “sottogruppi” con amori ed atteggiamenti comuni. È anche necessario, direi. C’è però un aspetto abbastanza diffuso e del tutto acritico, che traspare nella pratica più quotidiana del commento ai post: per come la vedo io, quando si commenta nei post prevale (il che implica che a volte, poche volte, possano nascere reali discussioni) soprattutto la lode “Grande post!” et similia, mista a pratica adulatoria del blogger di turno, specie se con grande seguito, da parte dei suoi colleghi, che andando a commentare da lui (o lei, per carità) si aspettano che il collega li ricambi con una visita ed un commento di simil fatta anche da loro. Così scriviamo tutti grandi post (anche se basati su visioni del cinema e del mondo apodittiche, autoreferenziali, contraddittorie, logorroiche e sorpassate dalla cultura e dai fatti) e siamo tutti contenti. Ecco, questa è una cosa che non mi piace, una cosa inutile ed anche un po’ infantile se non antipatica.

# UnoDiPassaggio: NO-MI! NO-MI! NO-MI!

(fammeli anche in privato)

(non credo di rischiare l’effetto boomerang, poi non so, accetto il pericolo)

:-)

# Alberto Di Felice: UnoDiPassaggio: (L’effetto boomerang non lo rischi, e non credo per un secondo tu possa aver avuto paura. Forse, se proprio vuoi, possiamo provvedere in privato, anche approfonditamente. Per ora mi limiterò a dire che di sicuro c’è buona probabilità di trovare i nomi in questione fra gente che non è linkata [mi scuso per il termine] qui da me. [La cosa rimane ancora vaga, in realtà, dato che non sono linkate neppure persone con le quali non ho particolari «problemi». E forse, forse ho due ma non più di due «problemini» anche con un paio di persone che linko. D’altronde, si sa, io ho un sacco di problemi!])