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Quando “io ti vedo” meglio

avatar chinadaily Quando io ti vedo meglio

È finalmente arrivato il giorno italiano di Avatar. In tutti i cinema, a ogni dimensione. Il Vostro Affezionatissimo ci tiene a darvi una sua opinione informata avendolo visto due volte: la prima — della quale vi ho già reso conto — in condizioni bidimensionali precarie (rivelatesi, come avevo intuito, alquanto affidabili) dodici giorni fa, la seconda in cullanti e pressoché ideali condizioni tridimensionali lo scorso mercoledì 13. Il risultato è la mia puntuale, inutile recensione su Cine Zone, dove trovate anche quelle ben più interessanti dei miei colleghi. Sulle pagine del peggior sito italiano di cinema c’è poi da svariato tempo anche un mio recupero home video di gran pregio, The Sky Crawlers di Mamoru Oshii, uscito da noi direttamente in dvd lo scorso 30 dicembre.

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Provvisorie impressioni su Avatar, “the non-3D experience”

avatar saldana Provvisorie impressioni su Avatar, the non 3D experienceL’Avatar di James Cameron, ancor prima di uscire nella nostra Italia (in ritardo mondiale) il prossimo 15 gennaio, è già disponibile tramite gli usuali canali per il download illegale. (Ricordo a tutti che scaricare film è cosa cattiva e sbagliata.) Il che dovrebbe suonare paradossale per un film che, a quanto si era compreso, avrebbe dovuto rappresentare “un’esperienza” talmente diversa da essere irrimediabilmente rovinata dalla semplice visione a due dimensioni. Invece, no. Per cominciare, Avatar non ce l’ha fatta ad assicurarsi una distribuzione “intransigente” esclusivamente in sale attrezzate per il 3-D, come inizialmente annunciato da Cameron stesso: è e sarà distribuito, in maniera capillare, anche nelle sale tradizionali. Fare altrimenti sarebbe stato ovviamente di grosso impedimento per gli incassi. Di conseguenza, i pirati possono come al solito appropriarsi della versione 2-D e riversarla in rete non diversamente da qualsiasi altra pellicola. L’esemplare che ho visionato io, gentilmente invitato/corrotto, era considerando le circostanze di buona qualità (di certo, per i miei due cent, mille volte meglio questo Avatar piratato di un L’uomo che fissa le capre visto in certe condizioni in sala). Pur dovendo rigorosamente attendere la visione in sala in 3-D (che comunque non sarà quella di cui tutti usufruiranno, e non sarà quella di cui usufruirete quando comprerete il vostro Blu-ray), azzarderei un primo monco giudizio sul film e sulla questione 3-D.

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Classifica dei migliori film del 2009

[Su Cine Zone trovate la nostra classifica redazionale annuale, fra i cui titoli avete modo di scegliere, con un massimo di tre, i vostri preferiti. Votare non costa nulla e non comporta sacrifici, quindi fatevi avanti.]

2009 list torino 0 Classifica dei migliori film del 2009C’è stato un periodo nell’autunno del 2006 durante il quale ho perso il treno con film di un certo peso: alla prima visione in sala The Black Dahlia, The Departed e Flags of Our Fathers non mi avevano particolarmente entusiasmato. Li rivedevo poi in dvd svariati mesi dopo, per scoprire di molto migliorato il mio giudizio: evidentemente quello doveva esser stato un periodo per me segnato da particolari problemi ambientali. È inutile illudersi che la propria situazione personale — non occorre molto: basta anche, come mi piace sempre ricordare, aver mangiato pesante — non influenzi, ma questo lo saprete già.  Da allora, fortunatamente, fenomeni di ripensamento così vistosi non mi sono più capitati — ringrazio sempre la mia stella protettrice per la circostanza che io non abbia scritto recensioni di quei film — e al momento sono alquanto fiducioso dei miei giudizi, sebbene io tenda quasi sempre a rivedere in luce leggermente più positiva le mie opinioni nelle re-visioni.

Fra i film dei quali quest’anno non sono stato particolarmente entusiasta (come si deduce dall’opinione prevalente avrei dovuto essere) ci sono sicuramente il Gran Torino di Clint Eastwood e il Nemico pubblico di Michael Mann, due autori che per di più ho sempre ammirato. Il secondo mi aveva trovato dubbioso già con Miami Vice, pellicola che usciva tra l’altro proprio nello stesso periodo sciagurato del quale ho detto; avendolo in seguito rivisto, trovavo tuttavia rinforzato il mio giudizio originario parecchio scettico, e ho la sensazione che una seconda visione di Nemico pubblico confermerà la mia opinione. Quanto al primo, ho imparato dal suo dittico su Iwo Jima (specie dalla sua prima parte) che il fiero atteggiamento di Eastwood esercita su di me un fascino ed una commozione ai quali prestare attenzione. Ieri ho dunque rivisto Gran Torino.

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Fuck the president!

stop loss phillippe Fuck the president!

Felice continuazione di festività, fedeli lettori. Mentre voi vi godete la vita, su Cine Zone io parlo di drammi convergenti sulle guerre americano-mediorientali: fra le uscite del passato weekend natalizio c’è infatti Brothers di Jim Sheridan, che purtroppo mi ha vagamente deluso. Per farmi del male andando contro i positivi sentimenti richiesti dal periodo, poi, ho recuperato come promesso Stop-Loss di Kimberly Peirce, uscito da noi direttamente in DVD ormai un anno fa, sul quale offro qualche considerazione non so se più di comprensiva ammirazione o rabbia — forse più la seconda.

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Qualcosa di eccitante nel mercato della pancetta di maiale

trading places shaving Qualcosa di eccitante nel mercato della pancetta di maiale

Gentili lettori, serene feste e prosperità. In alto, un fotogramma tratto dal film che stasera farà da sottofondo al mio cenone di Natale, Una poltrona per due del buon John Landis (1983, l’anno della mia malaugurata nascita): ormai una vera istituzione della vigilia in Italia, da anni sempre su Italia 1. (Di tanto in tanto, beninteso, il babbo richiederà di dare un’occhiata a Rai Tre nel caso si riuscisse a vedere Ainett Stephens in bikini da Babbo Natale al circo.) Il sottofondo del cenone si sposterà poi più che probabilmente su Rai Tre, dove potremo rigustarci l’inossidabile Scrivimi fermo posta (Ernst Lubitsch, 1940).

– Il denaro non è tutto nella vita, Mortimer.

– Oh, ma vuoi crescere?

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Effetti dimensionali: 3D e strati

viewmaster Effetti dimensionali: 3D e stratiDi nuovo sul 3-D. A Jim Emerson Avatar non è piaciuto; fra le motivazioni, fornisce questa, da approfondire, legata al mal di tecnologia:

Lasciate che vi dica un paio di parole sul perché il “3D” non funziona al cinema meglio di quanto non faccia su delle cartoline pacchiane di siti per turisti, cascate, o Gesù. La tecnologia non si è sviluppata in maniera significativa dalla creazione nel 1939 del View-Master — un giocattolo di plastica simile a un binocolo con cui adoravo giocare, ma di cui mi sono stancato in fretta, quando andavo a trovare i nonni. Il processo polare binoculare non restituisce le immagini in tre dimensioni, le separa semplicemente su più piani. L’effetto non è molto diverso dalle prime animazioni Disney, filmate attraverso strati di vetro sui quali gli sfondi, i primi piani ed i personaggi venivano pitturati per ottenere un effetto più dimensionale.

Ma i nostri occhi e il nostro cervello non interpretano questi vari strati come fanno con lo spazio reale. Al contrario (ai miei occhi, per lo meno), ogni strato appare piatto, accatastato davanti o dietro qualche altro strato. Quindi, le persone ad esempio sembrano ritagli di cartoncino anziché figure tonde. Quel che è peggio, se la macchina da presa tiene qualcosa fuori fuoco in primo piano o sullo sfondo, non ci si può far nulla. Se si guarda qualcosa che è vicino o lontano, gli occhi hanno una tendenza naturale a metterlo a fuoco. Il 3D frustra quell’istinto. Le normali vecchie immagini in 2D, viceversa, non ingannano gli occhi a provare a mettere a fuoco qualcosa che non possono mettere a fuoco, perché entrambi gli occhi guardano sempre allo stesso piano. Nell’insieme, meno mal di testa.

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In tributo a Robin Wood

[I film di Michael Haneke] incoraggiano un approccio sia filosofico sia politico: si potrebbe leggerli come tentativi di spiegare l’esistenza umana, o come proteste appassionate contro l’ambiente contemporaneo. Io non sono e non sono mai stato un filosofo: sembro essere incapace di pensiero astratto. Il mio approccio al cinema rimane politico nel senso più ampio. Sebbene ci siano molte volte al giorno d’oggi nelle quali mi trovo a condividere l’apparente disperazione di Haneke verso il mondo—volte nelle quali la vastità e l’enormità del capitalismo aziendale, e ora della globalizzazione, mi sembrano assolute, irreversibili e (quel che è peggio) non-trascendibili—mi sento obbligato ad attaccarmi ad una crescentemente improbabile speranza, senza la quale non potrei scrivere né funzionare, potrei solo ritirarmi in un mondo privato di quelle che sono ormai tradizioni andate largamente perdute. E devo credere che Haneke si senta allo stesso modo: altrimenti, come potrebbe continuare a far film?

—Robin Wood, “Michael Haneke: Beyond Compromise,” CineAction, Issue No. 73–4, Summer 2007

robin wood dec2009 In tributo a Robin WoodLo scorso venerdì 18 dicembre moriva a Toronto all’età di 78 anni Robin Wood, critico ed accademico la cui influenza sul pensiero cinematografico di lingua inglese è stata assai forte. Il suo lavoro più famoso, anche in Italia (a quanto ne so, comunque, nessuna sua raccolta è stata mai tradotta e pubblicata), è la monografia su Hitchcock (l’ultima edizione è Hitchcock’s Films Revisited [New York: Columbia University Press, 2002]): in essa compare un saggio su Psycho che venne pubblicato per la prima volta sui Cahiers du Cinéma. Era, tra l’altro, il suo primo scritto mai pubblicato—François Truffaut lo omaggerà con un dettaglio della copertina della prima edizione del libro (1965) nel suo Effetto notte. Posso dire di certo che la sua influenza sul mio modo adulto di sentire e intendere il cinema è stata enorme: nel 2006 scoprivo in biblioteca Sexual Politics and Narrative Film: Hollywood and Beyond (New York: Columbia University Press, 1998) e Hollywood from Vietnam to Reagan… and Beyond (New York: Columbia University Press, 2003), che divoravo nel giro di pochi giorni essendone per sempre cambiato.

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La sinistra, da svariato tempo, è muta

bandslam kudrow La sinistra, da svariato tempo, è muta

[In alto: Lisa Kudrow, esterrefatta dopo aver letto l'allusione politica nel titolo di questo post, osserva la sua cagna nel giardinetto di fronte che entra a copulare nella nuova casetta del cane di Wes Craven.]

Non avendo voglia di pagare per andare a vedere Natale a Beverly Hills, questa settimana su Cine Zone ne approfitto per recuperare due uscite home video del mese in corso. La prima è il da noi straight-to-video L’ultima casa a sinistra, uno di quei suoi remake che Wes Craven ha prodotto per comprare una casetta nuova all’affezionato cane. Il secondo è uscito al cinema in settembre ma mi è sfuggito anche per colpa della pessima distribuzione (per di più, è uno dei film con peggior lavoro di marketing degli ultimi tempi), e viene dunque recuperato ora che è disponibile in dvd: sto parlando di Bandslam.

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Angeli di Ozon

angel ozon gondola Angeli di OzonNella scorsa giornata recuperavo, con brillante intuito e spirito natalizio, gli ultimi due film di François Ozon: Angel – La vita, il romanzo (2007) e Ricky – Una storia d’amore e libertà (2009, uscito in dvd appena il 1 dicembre corrente anno). È una perfetta accoppiata per le feste, in effetti, se non volete andare per il mainstream: il primo, un romanzo d’arte/bellico disegnato con brillantissimi pastelli quasi-festivi (e un po’ di volutamente pacchianissimo blue screen!); il secondo, una moderna fiaba realista/surrealista sulla famiglia proletaria che coinvolge un grazioso essere con le ali, possibilmente un angioletto o volendo, dato il periodo, una qualche versione alata di Gesù bambino. (Se volete far tris, alla lista degli Ozon natalizi potete aggiungere il più noto ed evidente 8 donne e un mistero.)

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Cinema con e di donne

kimberly peirce female directors Cinema con e di donne[A lato: Kimberly Peirce, autrice di uno dei film più belli degli anni '90, Boys Don't Cry]

L’unico contributo che la nostra Lietta Tornabuoni più apportare alla sua “recensione” su La Stampa (misere 339 parole) di La principessa e il ranocchio — ultima uscita Disney che si segnala per almeno due aspetti principali, sui quali (perbacco!) non sarebbe futile per un critico (quanto al punto 2, specie se donna) fare uno straccio di riflessione: il ritorno all’animazione tradizionale e l’inserimento di protagonista nera — è, dopo due capoversi di comodo riassunto della trama (260 parole), un capoverso finale (le rimanenti 79 parole) nel quale col suo solito grande acume la Tornabuoni tiene a dirci che «la musica e alcuni personaggi sono buffi e vivaci». Roba che nessuno potrebbe osservare se non essendo possessore di un dottorato in Vezzi da Salotto Piemontese.

In compenso, altrove scrivono donne — per citare il rifiuto delle sessiste palle della Littizzetto — con la vagina quadrata. Il più grande critico donna attualmente vivente è Manohla Dargis del New York Times, che per inciso contando di fianco a lei l’ottima penna maschile di A.O. Scott eleggo senza esitazione miglior quotidiano al mondo per qualità della critica cinematografica. Per dire: sullo stesso film, la Dargis conclude il suo pezzo (909 parole, effettivamente stampate su edizione cartacea nonché web e lette da vere persone in entrambi i casi — soprattutto nel secondo, data la maggior diffusione — senza differenza alcuna! Noi italiani, come ovvio, siamo stupidi e non arriviamo a concentrarci così a lungo) così:

Quel finale, come la storia stessa, rappresenta un qualche progresso, credo, anche se questa principessa trascorre un tempo insolitamente lungo sguazzando in giro da rana. Una rana il cui verde ci suggerisce che, se non altro, la Disney si è finalmente accorta che ogni ragazzina, indipendentemente dal colore, rappresenta una nuova opportunità di marketing.

La Dargis, una delle poche voci sagacemente femminili nel mondo della critica e più in generale del cinema, si è fatta sentire lo scorso 10 dicembre in un suo pezzo di approfondimento (ancora: a noi italiani gli approfondimenti critici non interessano, e in ogni caso siamo troppo scemi) nel quale fa un bilancio ben poco felice dell’avanzamento delle donne nell’industria cinematografica.

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