L’uomo del fiume nevoso (Miller, 1982)
In occasione delle feste più importanti dell’anno (auguri, intanto) recupero un piccolo film a me in precedenza sconosciuto, discreta scelta come film natalizio sebbene non natalizio, diretto da un omonimo del più famoso connazionale George Miller. Il film in oggetto, un piacevole e un po’ bucolico western dallo spirito piuttosto australiano, sarebbe da vedere anche solo per il fatto che è stato girato in esterni interamente nelle montagne e pianure dello stato del Victoria. Altro fattore che forse potrà interessarvi è la presenza di Kirk Douglas nel doppio ruolo di un californiano che ha fatto fortuna nella colonia australe come possidente terriero, Harrison, e in quello del suo fratello respinto Spur. Ci sono due scene di questo piccolo film semisconosciuto (ha avuto un seguito nel 1988, del quale pure ero all’oscuro) delle quali mi interesserò molto brevemente qui. Mi interessano principalmente per la loro costruzione un po’ impacciata.
La prima ha a che vedere proprio con la presenza di Douglas in due ruoli, che crea qualche simpatico imbarazzo alla messa in scena. In questa scena nevralgica, il giovane protagonista Jim (Tom Burlinson) ha uno scontro con Harrison riguardante il suo amore con la di lui figlia Jessica (Sigrid Thornton). Si inizia con un semitotale della stanza in cui i due entrano dopo essere usciti dalla stanza dove sta riposando quest’ultima, che era fuggita per far dispetto al padre e che Jim ha salvato e riportato a casa. La porta della stanza è di spalle a Jim, che è l’ultimo ad entrare sulla sinistra:
Dopo un po’ ed un campo-controcampo sui due che si sono sistemati, Jim seduto e Harrison vicino al camino, entrando nella discussione la camera si sposta a destra avvicinandosi ai due, fino a quando si taglia su un primissimo piano di Jim, che nel frattempo si è alzato per affrontare Harrison e reagisce al suo discorso dandogli del bastardo:
Qui entra in scena il fratello Spur, che chiama da fuori la porta Jim, facendolo voltare, e poi fa il suo ingresso nella stanza:
Qui Miller, date forse le scarse risorse, è naturalmente costretto a dividere la stanza in due, assegnandone una a testa ai due fratelli di modo che possiamo avere l’idea, senza mai vederli assieme, che siano effettivamente nello stesso ambiente. Inizialmente con semplici campo-controcampo fra i due:
E poi, quando arrivano anche Jessica e zia Rosemary (Lorraine Bayly), dividendo le inquadrature fra gruppi quando i personaggi si spostano — Spur e Jim da una parte; padre, figlia e zia dall’altra.
La scena rimane così strutturata nel prosieguo del découpage, fin quando, mentre zia Rosemary racconta il perché dell’acredine fra i due, Harrison si infuria e si precipita fuori dalla stanza, passando di corsa davanti al fratello (ossia ad una controfigura di Douglas visibile appena di sfuggita, fuori fuoco) nell’unico brevissimo momento in cui possiamo vedere i due personaggi nella stessa inquadratura:
La scena ha un aspetto alquanto costretto data l’impossibilità di riprendere i due fratelli congiuntamente almeno una volta durante il loro scambio.
C’è un’altra occasione nella quale Harrison e Spur sono nella stessa scena, e quindi potenzialmente nella stessa inquadratura. Siamo nella sequenza decisiva, l’ultima prima dei titoli di coda, nella quale Jim riporta trionfalmente al ranch la mandria che era fuggita. Al ranch, Spur e le donne aspettano; Spur sistema il suo carro e vi monta sopra; Harrison e i suoi rientrano scoraggiati. Ci viene qui fornito un totale in campo lunghissimo che imposta correttamente lo spazio nel quale ci si muoverà:
La scena è difatti costruita con correttezza formale, ma ancora una volta il dover evitare di riprendere i due “Kirk” nello stesso campo costringe Miller ad inquadrature separate, un po’ legnose e repentine, perdendo in fluidità. Dopo questo totale passeranno due minuti (nei quali avviene il rientro in pompa magna di Jim con i cavalli) prima di riprendere in pratica da dove abbiamo lasciato; in questi due minuti, però, probabilmente ci siamo già scordati le esatte coordinate spaziali forniteci, e sebbene Miller non commetta veri e propri “errori” nel mettere in scena, ci si sente un po’ spaesati e si fa un po’ di fatica a ricollegare nel poco tempo fornito le posizioni di “Kirk #1″, “Kirk #2″ e dei cavalli. Jim smonta dal suo cavallo e lo consegna a Spur, procedendo ad assicurare l’altro al retro del carro:
Piano di reazione su Jessica, che come a inizio sequenza è nell’orto fuori casa, spazialmente a sinistra del carro:
Quest’inquadratura serve a spostarci, favorendo la prospettiva di lei, impostando subito dopo con un controcampo un primo asse del breve dialogo finale fra Jim e Harrison, che si avvicina dalla parte opposta:
Harrison avvicinatosi (stessa inquadratura) si offre di pagarlo come promesso, ma Jim rifiuta orgoglioso (controcampo su di lui, Jessica a destra sullo sfondo) e fa per uscire di campo verso sinistra (riprendiamo la precedente; mentre Jim esce di campo si stringe con uno zoom sul primo piano di Harrison):
Harrison segue Jim con la testa e si volta; si crea ora un nuovo asse fra i due mentre Jim risale sul cavallo precedentemente affidato a Spur, che nel frattempo continuiamo però a non vedere — il vecchio cavallo sembra infatti quasi spuntar fuori dal nulla:
Jim annuncia che tornerà a prendere delle cavalle, e guarda fuori campo verso Jessica, che abbassa lo sguardo (forse ha capito che la vera giumenta che Jim ha intenzione di venire a reclamare è lei) in un nuovo piano di reazione:
Seguono due campo-controcampo identici con Jim in primo piano e Harrison in primissimo piano:
Questi vengono interrotti poi dal brusco ritorno in scena di Spur, che in primo piano nuovamente difende Jim («Non è un ragazzo, fratello: è un uomo. Un uomo!») prima di allontanarsi di spalle col suo carro in campo lungo, seguito a ruota dal fratello che abbandona il campo verso sinistra tornandosene ormai vinto a casa:
La scena ed il film sono praticamente conclusi, e ancora una volta, come nella precedente descritta, Harrison “Kirk #1″ se ne esce a sinistra mentre possiamo vedere nella stessa inquadratura solo di sfuggita una controfigura di Spur “Kirk #2″. Tredici inquadrature in poco più di un minuto (discreta lunghezza media dell’inquadratura a 5,4 secondi) hanno composto una scena alquanto sacrificata in chiarezza spaziale, sebbene formalmente corretta.
Ma arrivando a cose più importanti: vedendo questo film ho realizzato senz’ombra di fallo a chi si è ispirato Mike Cahill quando gli è venuto in mente un certo Charlie:

































