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-2: Livello del terrore (Khalfoun, 2007)

Voto: *½

p2 -2: Livello del terrore (Khalfoun, 2007)

Vigilia di Natale nella deserta Manhattan fuggita altrove. Manca anche la neve, ancora. Più consoni all’atmosfera sembrano i ballonzolanti luccichii di addobbi, radianti come un Elvis festivo nel buio di un parcheggio, nell’ufficio sotterraneo di un guardiano di notte, un ragazzo californiano di origini ed esiti anonimi nella New York delle operazioni finanziarie. Tagliato fuori. In discesa dai piani alti, quando tutti gli altri hanno ormai sloggiato, la bella ragazza del New England Angela (Rachel Nichols, che bontà sua è proprio del Maine) si guadagna imperviamente l’uscita accompagnata da buste della spesa griffate.
Tra un po’ si troverà a dover cercare aiuto, e là fuori nel deserto dello shopping già fatto e chiuso per ferie ci sarà solo (ci sarebbe anche la polizia, ma visto che non si accorge neanche di un cellulare abbastanza esplicitamente lasciato per terra, è difficile possa essere di qualche tangibile utilità) una barbona svitata che va raccattando memorabilia dalla spazzatura, su un carrello della spesa. «Se facciamo a cambio con le buste griffate, me la dai una mano?».
Alexandre Aja e Grégory Levasseur ci riprovano (dirige esordiente l’amico attore Franck Khalfoun), ancora una volta prendendosela giustamente con questi americani stantii che si creano i propri mostri delle feste comandate. Poche guarnizioni caramellate in un setup mingherlino, nel quale l’usura del tempo e dei costumi sembra riazzerarsi ai tempi di uno psycho fuori dal suo motel e direttamente dentro l’innevato risorgimento commerciale. Ragazzo solo in cerca d’attenzione e ragazza bionda con famiglia (e tutto il resto) che la attende, dentro un grattacielo fioccante d’improvviso ai dimenticati piani bassi: dentro Elvis all’altoparlante, fuori il nulla del consumismo.
Non sarebbe niente male, se solo il non nuovo ma pur sempre pungente anatema insito in questa premessa non venisse troppo alla svelta dimenticato a favore della più bassa necessità di salvare la bionda, e con lei capra e cavoli. Wes Bentley, tizio dalla faccia decisamente all’uopo, fa ben presto il semplice cattivo da eliminare, disturbato e disturbante, malato d’amore e solitudine, con l’ammirevole ma fin troppo efferato ruolo di vendicatore della bella molestata dai suoi simili di sesso opposto (il collega interpretato da Simon Reynolds). Con lui non c’è molto modo di entrare in empatia.
Semmai, anziché dalla parte del carnefice-vittima, veniamo spostati dalla parte non solo della bella amazzone del New England, ma da quella delle vittime-vittime: il povero receptionist di colore (Philip Akin), che come di regola è il primo in ordine cronologico ad esser stato sacrificato al piano, ed il tutto sommato educato molestatore ubriaco, anche lui con famiglia, verso il quale non ci si spiega tanto astio. Per il resto, Bentley e Nichols giocano al gatto col topo e cercano di non farsi ammazzare l’uno dall’altra. Fin quando un bell’incendio col botto non ci farà tornare (anzi, arrivare finalmente) alla neve natalizia.

Recensione pubblicata su Cine Zone

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2 commenti a questo articolo

Ale55andra scrive:
29/07/2008 | 01:13

Non mi sembra proprio il massimo e ultimamente non ho moltissimo tempo da dedicare a queste visoni “minori”, però vedrò…ci faccio in mini-pensierino.

gahan scrive:
29/07/2008 | 13:54

Dai, per Natale.

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